mercoledì 10 ottobre 2012

Diabete Sommerso ad Olbia

Dieci pazienti insulino-dipendenti saranno coinvolti domani e domenica nel progetto "Diabete sommerso" della Asl di Olbia, un fine settimana di immersioni nelle acque dell'Area marina protetta di Tavolare. "Le persone con diabete non potrebbero fare attivita' subacquea, perche' immergendosi a -18 metri c'e' il rischio di ipoglicemia", spiega Giancarlo Tonolo, direttore del servizio di Diabetologia dell'azienda sanitaria gallurese. "Gli studi degli ultimi anni hanno, pero', dimostrato che coi giusti accorgimenti queste criticita' sono facilmente gestibili". 

-Fonte: AGI 05/10/12




Quando il diabete si sconfigge con una immersione: è questo il principio di “Diabete sommerso”, il progetto adottato dalla Asl di Olbia che lo scorso fine settimana ha portato nelle acque dell’Area Marina protetta di Tavolara una decina di sub, tutti pazienti insulino dipendenti e per il quale sino a qualche tempo fa era impensabile fare simili attività.

“I pazienti diabetici, in particolare quello di “tipo 1”, sono stati generalmente esclusi dal partecipare ad attività come le immersioni, nel corso delle quali una improvvisa perdita di coscienza potrebbe portare a conseguenze ben peggiori: difficoltà che se gestite determinano una maggiore autostima del paziente che in questo modo, affrontando le difficoltà, riesce a “vivere” in maniera più “leggera” anche la malattia”, spiega Giancarlo Tonolo, direttore del Servizio di Diabetologia dell’Asl di Olbia.
Per questo motivo sabato 6 e domenica 7 ottobre 2012 il personale del Servizio di Diabetologia della Asl di Olbia, con la collaborazione dell’associazione scientifica Janasdia onlus e al Porto San Paolo Dive Center, ha effettuato delle immersioni con pazienti diabetici tipo 1, quindi insulino dipendenti, e in terapia insulinica intensiva (dalle 3 alle 5 iniezioni di insulina al giorno).
Le persone con diabete non potrebbero fare attività subacquea perché immergendosi a -18 metri c’é il rischio di ipoglicemia: gli studi di questi ultimi anni hanno però dimostrato che  coi giusti accorgimenti queste criticità sono facilmente gestibili. Favorendo l’attività subacquea “in sicurezza” vogliamo migliorare la qualità di vita dei diabetici che imparano a gestire, in autonomia e in un ambiente impegnativo come il mare, questa malattia, arrivando così ad accettarla maggiormente. Con simili attività si va a lavorare maggiormente sull’autostima, oltre ad una maggiore confidenza che ciascun paziente arriva ad acquisire con le tecniche di correzioni dell’insulina, utili a garantire una glicemia ottimale, anche durante l’attività sportiva, come le l’immersioni”, aggiunge Tonolo.

-Fonte : il Giornale di Olbia

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